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RILEVAZIONE DEGLI ALUNNI PALESTINESI: INACCETTABILE INIZIATIVA DEL MIM

Con una Nota trasmessa tramite gli Uffici scolastici regionali il Mim sollecita una "rilevazione" della presenza di alunni palestinesi nelle scuole. L'iniziativa ha provocato una immediata reazione da parte di sindacati e di molti esponenti politici, è stata ripresa dalla stampa nazionale e lascia esterrefatti e senza parole tutti coloro i quali hanno a cuore la vita della scuola. Non sono esplicitate le motivazioni di questa misura, che quindi appare per lo meno incauta, e, anche se in prima battuta si tratta di rilevamenti puramente numerici, non sfugge a nessuno la sua portata, grave e del tutto inaccettabile.

Il Cidi esprime, in una Nota firmata da Valentina Chinnici e Gloria Calì, la propria preoccupazione verso una azione che rischia di diventare discriminatoria, perchè basata sulla rilevazione della identità nazionale, e arbitraria, perchè priva di motivazioni. Le scuole non possono svolgere azioni selettive su base etnica, perchè questo è del tutto al di fuori del mandato costituzionale.

Qui di seguito, il testo della Nota del Cidi:

"Avendo appreso con stupore dell’iniziativa del Ministero di censire alunni e alunne palestinesi nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, attraverso un apposito modulo trasmesso alle scuole per il tramite degli Uffici Scolastici Regionali, abbiamo cercato informazioni su qualche arrivo massiccio di esuli, che ci fosse sfuggito all’attenzione. Niente corridoi umanitari aperti, niente canali per far uscire i bambini e le bambine dal fango e dalle tende.

Non abbiamo trovato nessuna traccia fenomeni simili, pur avendo memoria viva dei primi mesi della guerra in Ucraina, quando molte persone in età scolare sono state inserite nelle scuole della penisola; di quel frangente lo stesso Ministero fa menzione in una nota esplicativa, come se ci fosse un parallelismo di fatto inesistente.

Al Ministero diciamo allora che un simile censimento appare assolutamente incomprensibile agli insegnanti e alle scuole se non serve a dare impulso all’attuazione degli Orientamenti Interculturali emanati nel 2022 e rimasti inapplicati, fatta salva la buona volontà professionale di insegnanti e dirigenti che praticano l’inclusione reale.

Più che la schedatura degli alunni, alle scuole servono i mediatori linguistici e culturali nelle classi con presenza di studenti con background migratorio, figure professionali che, di concerto con il corpo docente, garantirebbero un’istruzione pienamente efficace.

Intanto, teniamo viva la preoccupazione per ciò che sembra un provvedimento di segnalazione e di controllo, termini che non si conciliano con la scuola “aperta a tutti”, senza ulteriori specifiche, che noi riconosciamo in quanto dettato costituzionale".

 

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