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LA SCUOLA NELL'EMERGENZA

LA SCUOLA NELL'EMERGENZA

In questa situazione estremamente difficile per il Paese la chiusura delle scuole è stata una scelta tanto necessaria quanto dolorosa e grave per i nostri studenti e le famiglie. 

Ovunque i docenti e i loro dirigenti si sono attivati per non perdere il loro legame con gli studenti, a dimostrazione di quanto le professioni della scuola siano segnate da un coinvolgimento che va ben oltre i confini del semplice dovere professionale.

La presenza fisica dell'insegnante resta fondamentale perché la scuola è prima di tutto relazione, un "corpo a corpo" imprescindibile dove acquista senso ogni conversazione, domanda, pausa, sorriso.

Ma in questo momento di emergenza gli strumenti digitali possono essere utili perché permettono di mantenere vivo il lumicino della scuola: quel rapporto educativo che se si interrompe lascerà ancora più soli i nostri ragazzi e le nostre ragazze, in un momento in cui devono affrontare una esperienza di vita difficile e mai esperita. L'emergenza che attraversiamo potrebbe allora essere l'occasione per migliorare le dotazioni strumentali di ugual livello per tutte le scuole in tutte le regioni e contesti, in modo da rimuovere quella che è attualmente una ulteriore forma di discriminazione tra gli alunni e le famiglie.

Le nuove tecnologie sono strumenti non per sostituire il tempo passato a scuola, ma se capaci di entrare in quello stesso tempo e alimentare il suo senso più autentico che è la relazione attiva di insegnamento/apprendimento, ampliandone le possibilità e mantenendo vivo il rapporto anche oltre l'ultima campanella. Le scuole e gli insegnanti devono poter accedere a una pluralità di soluzioni possibili e attivarle con buon senso. Gli strumenti e i metodi, tutti, devono sempre essere dei mezzi e non dei fini.

Una scuola "da lontano" deve essere solo una risposta d'emergenza, ma una scuola "che non lascia mai lontano" i suoi alunni è un buon obiettivo anche per il futuro.

 

Roma 9 marzo 2020